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lunedì 15 giugno 2009

Pato non si tocca ... per ora almeno

Non lo aspetta lo stesso destino del suo compagno di nazionale, Kakà. Pato è del Milan, e al Milan resterà nonostante la serratissima corte del Chelsea di Roman Abramovich (e Car­lo Ancelotti...).
La conferma è arrivata ieri dal suo procuratore, Gilmar Veloz. Probabilmente anche perché l'attaccante è molto vi­cino al rinnovo con la società rossonera. Tranquillo - Ieri Pato ha tra­scorso la giornata nel ritiro della nazionale verdeoro, mat­tinata di relax con i compagni prima del pranzo.
Poi si è riti­rato in camera sua, si è ripo­sato e ha navigato su internet, dove probabilmente avrà avu­to modo di leggere le dichiara­zioni del suo procuratore, Gil­mar Veloz, ad alcune emitten­ti private milanesi:
"Pato si è incontrato con il Milan ed è la società che decide il destino del calciatore."
In questo caso la società è forte di un contrat­to fino al 2012, che le parti sta­rebbero però già per ritocca­re, ovviamente al rialzo.
Tanto per blindare, non solo a parole, il futuro del centravanti brasi­liano, ancora 19enne. Sul fron­te contratto, Veloz è stato er­metico:
"Non sono cose di cui parlare pubblicamente, è una questione nostra e del giocato­re, una cosa privata "
Con il Milan, s'intende. Ma una par­ziale conferma che si sia ormai vicini al rinnovo arriva anche dagli ambienti di via Turati.
in Rampa - Nel pomeriggio, Pato è andato con il gruppo ad allenarsi nello stadio della township di Mangaung, stavol­ta con gli spalti deserti dopo la bolgia festante ( e forse risul­tata dannosa alla concentra­zione per lo stesso Dunga) di ragazzi che avevano ammirato l'allenamento dei brasiliani ve­nerdì.
Il rossonero è stato schierato da Dunga tra le "ri­serve ", poi si è allenato al tiro prima di lasciare il campo, per ultimo, quando ormai su Blo­emfontein era arrivata anche la pioggia dopo il freddo della sera.
Pato resta in rampa di lan­cio, al momento il ct gli prefe­risce Luis Fabiano: Dunga fa­tica a " vedere " il ragazzo di Pato Branco come prima pun­ta, ruolo già ricoperto in più occasioni nel Milan.
Ma l'at­taccante si è chiuso nel suo tranquillo silenzio da alcune settimane, quando sono inizia­te le prime voci, peraltro ali­mentate dallo stesso Milan per bocca prima di Galliani e poi di Leonardo, riguardanti una determinatissima offensiva del Chelsea.
Che dovrebbe a questo punto sortire l'effetto opposto: il prolungamento del contratto.

Dall'inviato Andrea Fanì Bloemfontein
Corriere dello Sport Domenica 14 Giugno 2009

mercoledì 26 novembre 2008

45 milioni di € per Pato dal Real Madrid?

45.000.000 di euro per Pato dal Milan al Real Madrid. L'intenzione d'acquisto è riferita da "El Mundo Deportivo". Una pazza idea in blanco, alla ricerca non tanto del sostituto di Ruud Van Nistelrooy (dietro a Crespo e ai soliti noti è balzato all'onore delle cronache anche il nome dell'ex rossonero Ricardo Oliveira che nella Liga è da sempre ben quotato), ma dell'erede di Raul, che si avvia verso la fase discendente della carriera (anche se continua ad andare in gol con frequenza assoluta in Champions).
Non dimentichiamo che il Milan ha da sempre mire su uno dei giocatori simbolo del Real, il difensore Sergio Ramos, considerato erede naturale di Maldini dallo stesso capitano rossonero. Comunque il Papero è e resta giocatore sul quale non più di un anno fa ha scommesso in prima persona Adriano Galliani avallando un'operazione da 22 milioni di euro per un ragazzo non ancora maggiorenne.
Ad ogni modo, per gli amanti dei... puzzle di emrcato è un'indiscrezione che si incastra con quella lanciata da Sky nelle scorse ore a parla di un incontro a Milano tra i dirigenti rossoneri e Alessandro Moggi, manager di Adrian Mutu. L'amministratore delegato della Fiorentina, Mencucci ha smentito:
"Sono le solite voci. Non abbiamo ceduto Adrian l'estate scorsa, quando c'era una trattativa avviata con la Roma, non vedo perchè dovremmo farlo oggi. Come potremmo privarci di un giocatore come lui?".
Però il passato insegna. Luca Toni venne fermato un'estate da Della Valle, salvo fare i bagagli dodici mesi dopo. Così potrebbe andare anche per l'attaccante rumeno a caccia di nuovi stimoli e di una squadra che gli possa permettere di gicoare per le grandi competizioni.

martedì 2 settembre 2008

Pato? Troppi attaccanti al Milan

Tra i sette attaccanti a disposizione di Ancelotti, in quanti andranno via a gennaio per manifesta impossibilità di giocare? Nessuna, replica indignata la corte rossonera, qui c'è posto per tutti. Nel borsino dei potenziali partenti gli indiziati sono Borriello e Pato, precipitato in un solo anno dal ruolo di messia a quello di comparsa. Ma nella Disneyland del pallone, dove non c'è spazio per le storie senza lieto fine, regna un ottimismo che sconfina nell'euforia. Chi si azzarda a ricordare che nella prima giornata di campionato il Milan ha perso in casa col Bologna è un guastafeste e un menagramo.
"Ronaldinho è stato favoloso, si è confermato un campione straordinario e la squadra è stata sfortunata. Ancelotti? E' già abbastanza grassottello, e comunque di panettoni ne ha già mangiati tanti", ha ribadito Berlusconi incoraggiando la nuova utopia: schierare in contemporanea quattro attaccanti, tra i quali possibilmente i tre Palloni d'oro Kakà, Ronaldinho e Shevchenko dimostrando che si può vincere e mandare in visibilio la folla, offrendole circensi a iosa anche con la tattica più ardita della storia del calcio italiano. In verità parevano utopie pure la rivoluzione di Sacchi e l'esperimento ancelottiano di Pirlo regista arretrato, ma questa volta l'azzardo pare molto più evidente e gli esiti assai dubbi.
Qualche addio a gennaio tra le punte appare inevitabile. La situazione più delicata è quella di Pato, che oggi festeggia mogio i suoi 19 anni. Annunciato un anno fa come il più nitido talento del calcio mondiale e strappato alla concorrenza per 22 milioni di euro, il bimbo prodigio ha finora centellinato la sua classe e si è un po' smarrito di fronte alla concorrenza interna e ad una certa anarchia tattica. Il fallimento alle Olimpiadi e la solitudine nella casa di San Siro hanno accentuato il disagio del giovanissimo campione, investito di troppe responsabilità. Ora ha tre mesi di tempo per reagire, prima che il Milan, dopo aver tanto investito su di lui, prenda in considerazione l'idea di un prestito.
La spaventosa concorrenza e la personalità di veterani come Seedorf e Inzaghi non permettono pause, se n'è accorto anche Borriello, reduce dalla notevole annata al Genoa. Un'operazione al ginocchio lo ha spedito all'ultimo posto della graduatoria, tra i magnifici sette. L'unico ad avere il posto sicuro è ovviamente Kakà, convalescente dall'infiammazione al tendine. Il Milan lo aspetta con ansia. Ma lui, corteggiatissimo dal Chelsea a suon di sterline e col miraggio della Champions, aspetterà che il Milan, insieme alla scommessa tattica berlusconiana, vinca qualche partita in più dello scorso sciagurato campionato?

dalla Repubblica

lunedì 28 luglio 2008

Coutinho il nuovo Pato

Il colpo del calciomercato dell'Inter si chiama Coutinho, sarà per senso di inferiorità dei cugini nerazzurri che ci si affretta a definirlo il nuovo Pato? Nemmeno che Pato fosse già un campione osannato e con una lunga storia di successi alle spalle, o è già così, con 9 goal alla prima mezza stagione in Serie A nel Milan?
Segue l'articolo dalla Gazzetta dello Sport di qualche giorno fa:

Ed ecco a voi “a promessa vascaina”, al secolo Coutinho, l’ultimo prodotto del formidabile vivaio brasiliano. Lo ha acquistato l’Inter per quattro milioni, il ragazzo è nato il 12 giugno 1992: un talento precocissimo. I migliori club europei gli hanno messo gli occhi addosso da un paio di stagioni, Marco Branca se n’è innamorato, è andato personalmente ad osservarlo e l’ha voluto prendere a tutti i costi bruciando sul tempo il Real. Lo hanno visto anche Pierluigi Casiraghi e Piero Ausilio, e i pareri concordano: vale la pena scommetterci su.

PRODEZZE IN TV - Massimo Moratti, da sempre attratto dai fenomeni verdeoro, ha dato l’okay finale a un’operazione che per espressa volontà di Branca non sarà traumatica per il ragazzo. Coutinho perfezionerà la sua crescita tecnica e atletica nel Vasco da Gama, il club che l’ha valorizzato, dove ha già recitato da protagonista in diverse partite.

CIAO REAL - A contendere fino all’ultimo l’acquisizione all’Inter è stato il Real Madrid spinto ad agire da una pressante raccomandazione di Robinho, che conserva un ottimo legame col Paese di provenienza e quindi si documenta in tempo reale sui talenti emergenti. “Prendetelo, si tratta di un campione, gli ho visto fare cose dell’altro mondo” ha detto più o meno l’attaccante brasiliano ai dirigenti madridisti. Solo che quando la Casa Blanca si è mossa per stringere ha trovato la strada sbarrata da Branca, che aveva stretto l’accordo con Roberto Dinamite, neo presidente del club bianconero.

IL NUOVO PATO - L’annuncio dell’affare è stato dato a Radio Bandeirantes proprio da Roberto Dinamite: “Coutinho è dell’Inter, che ha puntato con decisione su di lui e ci ha garantito di poterlo tenere in squadra per altre due stagioni, cioè sino alla maggiore età. E’ una soluzione ideale sia per noi che per il ragazzo, che adesso ha bisogno di crescere senza traumi. Io lo considero il nuovo Pato”.

Nicola Cecere dalla Gazzetta dello Sport

lunedì 9 giugno 2008

Il Barcellona in agguato

Sono bastate poche partite a Pato per attirare su di se le attenzioni di quei club che non avevano avuto la decisione e l'incisività del Milan nell'acquisto.
Sono notizie di questi giorni che Sandro Rossel vorrebbe portare a Barcellona l'asso brasiliano del Milan.
Ma chi è Sandro Rossel?
Il Sig. Rossel risulta essere l'ex presidente della Nike, non un pincopallino qualunque, ancora molto legato all'azienda e quindi in modo di dirottare igenti budget, è inoltre il principale e favorito candidato alla presidenza del Barcellona nelle prossime elezioni previste per questo settembre contro Joan Laporta e già in passato presidente azulgrana fu capace di portare al Barca giocatori del calibro di Deco e Ronaldinho .

Allora? ti piace questo sito su Alexandre Pato detto il Papero? Perchè non scrivi anche tu le tue osservazioni e le tue notizie? Basta farne richiesta lasciando una mail fra i commenti della pagina: contatti e messaggi oppure scrivere direttamente ad onami73@libero.it!

domenica 6 aprile 2008

Come fila il Milan senza Pato!

E scommetto che qualcuno avrà pensato che il ritorno del Milan al successo nello stadio di casa sia merito dell'assenza di Pato.
Per fortuna che il tutto è dovuto a piccolo malanno muscolare che ha spedito Alexandre sulla tribuna di San Siro e non ci sia dietro nessuna scelta tecnica dell'allenatore.
Ancelotti infatti ha dichiarato:
"Kakà è tornato sui suoi livelli, quando non c'è la sua assenza si sente. Ha sbloccato la gara e le sue accelerazioni sono sempre state importanti. Inzaghi ci poteva essere utile, si è visto, purtroppo è stato spesso fermo. Pato è sempre Pato. In qualche modo faremo.
Seedorf è stato un po' decentrato, per avere maggiore compattezza. È stato un po' un ritorno all'antico, anche in passato spesso abbiamo giocato così...
Ronaldinho è un grande campione, che ha avuto un'annata difficile. Ma il suo valore non si discute.
La società ha fatto un grosso investimento su Pato e Sheva ha caratteristiche simili al brasiliano. Sarebbe più indicato un altro tipo di attaccante".

Il tifo organizzato rossonero ieri sera ha però manifestato contro la campagna acquisti che si configura per la prossima estate, alla luce anche dei risultati degli ultimi anni.
Un comunicato diffuso durante la partita e firmato "Old Clan" sottolinea alcuni problemi nella gestione della società:
  • un presidente assente che non ha più gli stimoli di una volta e la voglia di investire
  • negli ultimi tre anni l’unico acquisto azzeccato è stato solo quello di Pato
  • basta con i giocatori in fase calante e con continui problemi fisici
  • gli abbonati (tanti) presi in giro da promesse non mantenute
  • una rosa non all’altezza del Milan con molti giocatori forti mai presi e finiti alla concorrenza
  • un no secco a Shevchenko, che ha 32 anni e non permetterebbe di acquistare un giocatore extracomunitario più giovane e più forte.
Se non è bastato il veto di Ancelotti sul ritorno dell'ucraino sortirà qualche effetto quello del popolo rossonero?

Dopo l'ennesimo morto, il nostro no alla violenza nel calcio firma anche tu il post basta alla violenza nel calcio!

domenica 2 marzo 2008

Pato è già un campione, lo dicono i numeri di Marco Zucchetti

Riportiamo un articolo di Marco Zucchetti dedicato ad Alexandre Pato, comparso sull'edizione online de "il Giornale.it":

In una sera di ottobre di otto anni fa, un costoso neoacquisto ucraino trascinò il Milan contro la Lazio all’Olimpico. Alla sua quarta partita in serie A, Andriy Shevchenko segnò tre gol in uno spettacolare 4-4, lasciando presagire i contorni del campione che si sarebbe poi consacrato.
Oggi, di fronte a una Lazio meno competitiva di quella a suo tempo scudettata, la possibilità di stupire è tra i piedi arancioni di Pato. Già, perchè - proprio come gli scarpini sgargianti -, anche il paragone calza.
Prova ne sia la scenetta di mercoledì sera negli studi di Sky. Carlo Ancelotti in collegamento da Catania esamina l’1-1 e il fischietto isterico di De Marco. E all’improvviso Mario Sconcerti si accorge di una stortura: «Certo che se non ci stupiamo del fatto che Pato abbia già segnato cinque gol in otto partite...».
Insomma, due mesi dopo il suo esordio - quello durante il quale era indispensabile commentare e sottolineare ogni stop e ogni passaggio, come si fa coi bimbi - le reti del Papero non fanno più notizia. Gioca, quindi segna. Roba che per un debuttante 18enne alle prese con le difese più tignose del mondo non è esattamente pizza e fichi.
Riguardando le prime otto partite italiane dei maggiori bomber stranieri degli ultimi anni, si nota come meglio di lui abbiano fatto solo due grandissimi come - appunto - Sheva e Ronaldo. Gente da Pallone d’Oro e da centinaia di gol. Il primo nel 1999/00 timbrò il cartellino sette volte, con le perle dell’esordio a Lecce e del tocco di ginocchio nel derby; il secondo sei, nonostante la «prima» senza reti contro il Brescia. Stesso score di Pato invece per Trezeguet, che nelle prime partite in bianconero fu utilizzato ad intermittenza, salvo poi timbrare con Milan e Inter. Differenza non da poco: il francese giungeva a Torino da fresco realizzatore del maledetto golden gol degli Europei, mentre Pato è spuntato a Milanello come un funghetto tutto da scoprire. Se poi si confrontano i suoi inizi con quelli di Ibrahimovic, si scopre che lo svedese nelle prime otto alla Juve mise a segno solo tre gol, due dei quali ininfluenti. E stiamo parlando di Ibracadabra.
Eppure Ancelotti - sotto il sopracciglio sornione - non è ancora soddisfatto, sa che il suo piccolo asso di cuoricini non ha sfoderato tutto il repertorio: «Sta confermando le sue doti realizzative - il commento -, ma non ha ancora mostrato il meglio. Può fare molto di più».
Parole paterne che tirano le briglie agli entusiasmi, simili a quelle dopo Milan-Napoli: «Bravo per il gol, ma ne ha sbagliati altri due». Però è difficile non entusiasmarsi di fronte al ragazzino. Il capolavoro a Firenze, la doppietta con il Genoa e una media voto di 6,56 con le sole «macchie» di Bergamo e Udine fanno sognare. E il basso profilo disarmante che arreda la sua faccia pulita da liceale educato fanno tenerezza. Stesso visino timido e impacciato che mostrava Kakà quattro anni or sono.
Lo stesso Kakà che da giovedì ha prolungato il contratto fino al 2013 a cifre record («ma in Italia c’è chi guadagna di più», ricorda Adriano Galliani) e che prenota il posto di simbolo del Milan: «Voglio entrare nella storia rossonera, imitare Maldini», questo l’auspicio. Kakà che si allena «per essere decisivo contro l’Arsenal», come dice Ancelotti; Kakà che con la Lazio non ci sarà. Come del resto Nesta e Pirlo. Motivo in più per le preoccupazioni di Galliani: «Siamo stanchi, abbiamo giocato più di tutti». Contro i biancocelesti ci sarà però Pato, uno che appena vede la porta, tira. Uno che sembra già unico nel parco attaccanti del Milan. Uno che aspetta solo il battesimo della Champions League. Giusto per dimostrare anche all’Europa che c’è un Papero sulla buona strada per diventare un cigno.

sabato 23 febbraio 2008

Il passato e il futuro Andriy Shevchenko

Andriy Shevchenko aveva già avuto parole di elogio su Alexandre Pato, e recentemente è tornato sull'argomento dichiarando:
"Quello che mi piace in lui è che sfrutta tanto la sua velocità, uno che fa tutto in funzione della porta, creca sempre la porta, il tiro, cerca di andare verso la porta, non lateralmente. Penso che sia una cosa molto bella per un attaccante, soprattutto per la sua età".

Le voci sul futuro di Andriy Shevchenko di ritorno al Milan ultimamente si fanno più insistenti, soprattutto a causa dell'infortunio a Ronaldo che costringerà i dirigenti rossoneri a cercare sicuramente un altro attaccante per la prossima stagione.
Sheva, ormai in panchina come vice Anelka al Chelsea, e questo la dice tutta sulle capacità degli allenatori inglesi o sulla forma di Sheva oltre manica, sembrerebbe aver deciso che i figli hanno imparato l'inglese a sufficienza.
Sì, per chi non se lo ricordasse fu questa una delle giustificazioni, che l'ucraino tirò in ballo per motivare il suo trasferimento.
Di ritorno al Milan si diceva, potrebbe essere, come ha detto anche Galliani in diverse occasioni, certo ci sarà da ricucire un rapporto con la tifoseria un po'logorato dall'addio.
Ma forse poi sono tutte solo parole e fantasie di calciomercato estivo fuori stagione.

lunedì 4 febbraio 2008

Rassegna stampa 4 febbraio 2008: tutti a parlare di Pato

Pantaleo Corvino l’aveva visto per primo e aveva capito tutto. Che Pato era un talento. Che sarebbe potuto diventare un campione. Che chiunque l’avesse preso, avrebbe fatto un affare. Ma il brasiliano costava troppo per la Fiorentina. L’ha ingaggiato il Milan, pagandolo 22 milioni di euro. Soldi ben spesi.
Prima di Natale, Ancelotti aveva confidato a Berlusconi che Pato è uno da trenta gol a stagione. Di sicuro è uno che il gol ce l’ha nel sangue. Ieri sera, a Firenze, lo spareggio Champions sarebbe finito con un pari che, ad un certo punto della partita, sembrava andar bene sia ai viola sia ai rossoneri.
La gara è stata aspra e combattuta, come si conveniva al confronto fra due grandi di un torneo dominato dall’Inter e che fatalmente vive i suoi momenti più interessanti quando si scatenano la corsa all’Europa e la lotta per la salvezza.
Ma a deciderla, prima che Kalac fosse decisivo con quella parata all’ultimo secondo, è stato il diciottenne con la maglia di Shevchenko che sotto rete non perdona mai e adesso segna anche in trasferta. Se il Milan coronerà la rincorsa al quarto posto, dovrà ringraziare Pato, sinora così provvidenziale da tenere in ambasce tutta la squadra quando s’è fatto male alla caviglia ed è uscito in barella piangendo per il dolore.
di Xavier Jacobelli
La distorsione alla caviglia sinistra rimediata domenica sera da Pato ha causato un brusco stop all`ascesa del brasiliano. Dopo aver realizzato il gol decisivo nel posticipo contro la Fiorentina la nuova stella del Milan ha subito un infortunio che potrebbe tenerlo lontano dal campo per oltre tre settimane. Pato è stato sottoposto alle prime indagini strumentali che hanno evidenziato un trauma distorsivo piuttosto serio, anche se solo nella giornata di martedì lo staff medico milanista rilascerà un bollettino ufficiale riguardante le condizioni del giocatore.

Nella migliore delle ipotesi il brasiliano salterà le tre partite di campionato contro Siena, Livorno (recupero della 16.a giornata) e Parma, in calendario tra il 10 e il 16 febbraio. Visti i problemi fisici di Ronaldo e Inzaghi e la squalifica per una giornata in arrivo a Gilardino, per Carlo Ancelotti è ufficialmente scattata l`emergenza attaccanti (neanche Kakà non eè in ottime condizioni). Il tecnico spera di poter avere di nuovo a disposizione Alexandre Pato per la gara d'andata degli ottavi di Champions League, il 20 febbraio a Londra con l`Arsenal. Bisognerà aspettare l'esito degli esami approfonditi. Nel frattempo a Milanello tutti incrociano le dita.
di P.Castoldi
Quattro gol in sei partite, tanto basta per aver convinto tutti che aveva ragione Galliani quando sosteneva che il vero colpo di mercato della stagione era stato l'ingaggio del giovane brasiliano Pato.

Con la maglia numero 7 sulle spalle, quella che fu di Shevchenko, lo scorso anno Oliveira aveva messo a segno appena tre gol, confermando quanto pesante potesse essere raccogliere l'eredità dell'ucraino. Pato, al contrario, con la spavalderia e la leggerezza dei suoi diciotto anni ha confermato quello che tutti si aspettavano che sapesse fare: segnare. E visto che nel calcio, se fai l'attaccante, la sola cosa che conta è il gol, miglior biglietto da visita non poteva trovare.

Il momento magico, però, deve adesso subire un piccolo stop, colpa della distorsione alla caviglia rimediata nella partita contro la Fiorentina. Un infortunio che lo costringe, come anche Kakà, a saltare la prima convocazione nella nazionale maggiore per l'amichevole del 6 febbraio.

Quarantotto ore per valutare l'entità dell'infortunio, uno stop probabile di quindici venti giorni, allarmano il Milan più per l'emergenza in attacco per lo stato di salute delle sue punte che per le vere condizioni del brasiliano che, a questo punto, si candida seriamente a diventare la grande rivelazione di questo campionato.
da Sportal.com

martedì 29 gennaio 2008

Shevchenko parla di Pato

Riportiamo una bell'intervista di oggi pubblicata sul sito della Gazzetta dello Sport.
Si è rivisto com’era lui allora?
Non proprio, ma ha visto qualcuno di molto simile. Pato è un po’ più piccolo, un po’ più giovane, forse più veloce, meno potente. Ma più di un riflesso nello specchio ha portato Andriy Shevchenko a rileggersi com’era nel 1999 e a vedere com’è adesso questo ragazzo brasiliano che ha conquistato tutti con la stessa maglia sulle spalle.
A 18 anni, Shevchenko non era ancora nei piani del Milan, ma giocava già in prima squadra con la Dinamo Kiev. A 18 ha fatto il suo primo gol in Champions, a 22 è stato capocannoniere della Champions, sempre a 22, nel 1999, è arrivato al Milan, a 26 ha vinto la Champions e a 27 è stato campione d’Italia. Ha giocato il primo e probabilmente unico Mondiale a 29, perché essere ucraino non è come essere brasiliano. Pato ha fatto molte cose prima di Shevchenko e altre può farne per bruciare il tempo. «E’ così bravo, ma ha soltanto 18 anni. Spero non lo tormentiate con i paragoni».
Dicono che Pato le somigli. Sembra anche a lei?
«Sì. Perché anche a Pato piace partire un po’ indietro. Non si comporta proprio da prima punta e ha un modo di giocare che somiglia al mio: capisce il gioco, va negli spazi. A me non piaceva e non mi piace stare fermo. Vedo che non piace nemmeno a lui».
Pato ha segnato già tre gol ma ne ha anche sbagliati tanti. Lei alla sue età sbagliava molto?
«In questo ero esattamente come lui. Ero potente, ma sbagliavo tanti gol anch’io. Sono migliorato negli anni e la fortuna di Pato è di essere arrivato al Milan presto».
Qualcuno ha detto: troppo presto.
«Non è mai troppo presto se capiti in una società seria come il Milan. Pato ha compagni che lo aiuteranno a crescere, gente che ha una visione del gioco diversa dagli altri. Parlo di Pirlo, Kakà, Seedorf. Giocare accanto a gente così per un attaccante è una garanzia».
Nostalgia di quei tempi? A trentuno anni, non si sentirà già vecchio...
«Per carità. Ho ricominciato proprio in questi giorni ad allenarmi dopo un problema alla schiena che mi ha tenuto fermo per un po’. Sono in un grande club, la squadra sta andando bene. La vita non è fatta soltanto di passato: la mia vita ora è al Chelsea. Al Milan ho fatto il mio tempo. Il futuro è di Pato».
Insomma, la sua maglia numero 7 ha trovato un vero erede....
«Pato farà la sua storia come io ho fatto la mia. Io sono felice del segno che ho lasciato nel Milan, ho passato sette anni fantastici e ho dato il meglio di me. Anche le stagioni difficili a Milano sono state belle e questa è la cosa che mi resta dentro. Amo il Milan e amo l’Italia che mi ha dato tante cose, l’ho sempre detto e non c’è niente di male a continuare a dirlo. Al tuo posto arriva sempre qualcuno altro: il Milan trova i giocatori che lasciano il segno».
A sostituirla, veramente, hanno fatto un po’ di fatica.
«Quello che ho fatto io, o Rivera, o Boban, o Baresi, o Van Basten, resterà. Giudicatemi per quello che ho dato, ma il futuro non è mio».
Che cosa le piace di Pato?
«Che fa tutto verso la porta, come facevo io. Cerca di velocizzare e non fa mai un movimento laterale, si muove sempre in avanti. Ha qualità, ma non deve dimostrare qualcosa a ogni partita. Dategli modo di crescere».
I tifosi immaginano quanti gol potrà segnare e contano quanti ne servono al Milan per risalire la classifica....
«Non è importante quanti gol segna, sono importanti le sue caratteristiche. Pato è perfetto per il gioco della squadra. Al Milan serviva un giocatore così, a lui serviva una squadra come il Milan per emergere: matrimonio perfetto».
E’ così difficile ambientarsi nel calcio italiano?
«E’ difficile se non ti ricordi che non sempre le storie sono semplici, anche se cominciano bene. Ma mi dicono che Pato è un ragazzo equilibrato, e poi Ancelotti sa come trattarlo e i miei ex compagni sono giocatori intelligenti: sanno dargli la palla al momento giusto, sapranno dargli una mano fuori dal campo quando arriveranno momenti meno facili. Fidatevi di uno che di gol ne ha fatti tanti: se Pato sbaglia non importa, importa quello che è. Il ragazzo giusto al posto giusto». Com’era lui, ma sono passati tanti anni e di questo è meglio non parlare più.

di Alessandra Bocci