Visualizzazione post con etichetta dicono di lui. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dicono di lui. Mostra tutti i post

sabato 27 dicembre 2008

Più Aquila che Papero

Da un articolo di Gian Paolo Ormezzano di quasi un anno fa:

Alla sua età il grandissimo Pelé prometteva più di quel che dava. Lui sembra già perfetto, veloce e coraggioso. Ed è pure un bravo ragazzo. Proviamo a scrivere qualcosa di non entusiastico, non encomiastico, non sublimemente ed esclusivamente positivo sul calciatore Alexandre Rodrigues da Silva detto Pato, attaccante brasiliano di 18 anni e mezzo, passato dall'Internacional di Porto Alegre al Milan per 22 milioni di euro, con un compenso annuale, per cinque anni, di 2 milioni di euro, che gol e gioco indicizzeranno verso l'alto.
Proviamo, è difficile ma bisogna farlo, per lui che ha il diritto di non patire un'eccessiva zavorra di attese e pretese, per noi che abbiamo il diritto di non essere i primi frastornatori di noi stessi.
Pato ha esordito in campionato contro il Napoli, ha segnato un gol splendido, ha regalato passaggi perfetti, ha insomma giocato benissimo, provvedendo fra l'altro a propiziare il rilancio del redivivo Ronaldo, reduce da incidenti fisici e contorsioni psicologiche, Ronaldo il Fenomeno, di cui si è ovviamente proclamato devoto ammiratore oltre che servitore in campo.
Pato dopo il gol al Napoli. Pato dopo il gol al Napoli (foto Ansa) Un campione già rifinito Proviamo a dire che forse Pato non ha davanti uno strepitoso avvenire, per la semplice ragione che frequenta, possiede, gestisce già un grande presente.
In altre parole appare – alto 1,79 per 71 chili e ragazzo serio, misurato di modi tanto quanto esplosivo di scatti e aggressività però soltanto calcistica – un giocatore già rifinito, un campione già compiuto.
Personalmente ricordiamo Pelé alla sua età: era ancora naïf, elementare, talora anche incerto, era più quel che prometteva di quel che dava, quel che faceva intravedere di quel che ammollava.
Pelé è un fonema: vuol dire secondo alcuni, in un vetero dialetto del suo Brasile minerario, "venticello leggero"; in prospettiva un tifone, un uragano, come è stato.
Pato vuol dire "papero", da Pato Branco (bianco), il paesello del nostro, che però appare già come un rapace, persino più aquila aggressiva che condor volteggiante.
Pelé aveva dei margini di miglioramento, insomma: Pato sembra non averli, ma nel senso che gioca già perfettamente bene, con normalissima facilità.
Saltando quarant'anni, ecco un altro fenomeno, Lionel Messi, argentino del Barcellona: si è imposto proprio alla Pato, tutti hanno detto che sarebbe diventato Maradona; sono passate due stagioni e a 21 anni e mezzo è sempre Messi.
Grande, si capisce, ma non – non ancora, e se non ora, quando? – immenso. Pato è arrivato in Italia con papà e mamma, ha giocato (poco) in amichevole, al primo incontro ufficiale, il 13 gennaio 2008, ha propiziato per il Milan il primo successo casalingo della stagione, 5 a 2 sul Napoli.
Ha rischiato con coraggio un calcio in testa in occasione di un gol di Ronaldo, ha conosciuto le prime rudezze dei nostri difensori, ha eseguito scatti fantastici, forse ha patito, in chiave di prossima inevitabile e positivamente sfruttabile rivalità, il modo con cui Kakà prende possesso di tutto il campo, segnandolo con la sua corsa.
Pato che porta la macchinetta per i denti sorride poco, quasi soltanto alla fidanzata che si chiama Sthefany, ha la sua età, fa la showgirl televisiva in Brasile, cena col suo ragazzino e con tutti i genitori, di lei e di lui, convocabili, per ora tutori, prossimamente procuratori del duo Beckham brasiliano.
Flirt, quello fra i due ragazzini, di un biancore esemplare. Il giovanotto nero Pelé sedusse mulatte e nere e come prima moglie si prese una bianca quasi austera, professoressa di tedesco.
a metà fra Pelé non monogamo ma non troppo farfallone e Ronaldo con tutte le sue mogli e amanti, ecco Pato ed ecco Kakà, religiosissimo e approdato vergine al matrimonio: due che sembrano quasi quasi troppo emblematici, didascalici per essere tutti veri.
La colonia brasiliana del Milan – cioè anche Dida, Cafu, Serginho, Emerson, Digao fratello di Kakà e forse decisivo per il sì del fratellissimo a farsi rossonero a vita nel club generoso anche con il baby di famiglia – offre di tutto, sul piano umano e non solo tecnico-agonistico.
Se Pato sarà bene difeso contro la saudade e intanto aiutato a reggere la pressione mediatica, l'opulenza economica, il mondo intero che gli strizza l'occhio, il Milan avrà fatto un altro acquisto del secolo, dopo quello di Kakà (mica avete pensato a quello di Ronaldo?).

lunedì 17 marzo 2008

Pelè Seedorf Kakà e Totti parlano di un papero ... ma non un papero qualsiaisi

Un mix di recenti dichiarazioni su Pato di alcuni fra protagonisti del calcio mondiale, gente che di Calcio insomma, scritto non a caso con la C maiuscola, ne può parlare di diritto.
Cominciamo con Clarence Seedorf, campione olandese del Milan e quindi compagno di squadra del gioiello brasiliano:
“E’ un talento fantastico, e lo possono vedere tutti. Noi lo sapevamo già prima. Mi sono sempre prodigato molto nel calmare l’ambiente intorno a lui, non perché non voglio che lui si esalti. Io spero che lui faccia ancora dieci gol da qui alla fine del campionato. Guarda cosa è successo con Adriano.
Ha ventidue anni era diventato l’imperatore dell’Inter, ma Adriano non aveva le capacità mentali e morali per essere il leader dell’Inter.
Era un leader dentro il campo per le su doti tecniche. Lo ha fatto passare come leader dell’Inter e guarda dov’è finito adesso”.
Continuiamo con Edison Arantes do Nascimento il mitico Pelè, O'Rei come sempre non le manda a dire:
"Ha caratteristiche particolari. Per diventare un crac, però, deve migliorare ancora molto, soprattutto sul colpo di testa, che non è granché".
E rimaniamo in Brasile o meglio nella colonia brasiliana di stanza a Milanello con un altro compagno di squadra del Papero, il pallone d'oro 2007 Kakà:
"Pato è un giocatore molto forte. Ha un futuro stupendo e un talento incredibile, ma per fare questi pronostici dobbiamo aspettare un attimo (n.d.r. alla domanda se Pato è destinato a diventare il fenomeno del primo decennio del 2000)".
Chiudiamo con un avversario di rango, Francesco Totti:
"Pato ha dimostrato di essere un grande talento, un grande giocatore; è ancora giovane, deve dimostrare tantissimo, però penso che possa diventare un grande fenomeno anche lui, come Ronaldo"
Ti piace questo sito su Alexandre Pato detto il Papero? Perchè non scrivi anche tu le tue osservazioni e le tue notizie? Basta farne richiesta lasciando una mail fra i commenti della pagina: contatti e messaggi oppure scrivere direttamente ad onami73@libero.it!

domenica 2 marzo 2008

Pato è già un campione, lo dicono i numeri di Marco Zucchetti

Riportiamo un articolo di Marco Zucchetti dedicato ad Alexandre Pato, comparso sull'edizione online de "il Giornale.it":

In una sera di ottobre di otto anni fa, un costoso neoacquisto ucraino trascinò il Milan contro la Lazio all’Olimpico. Alla sua quarta partita in serie A, Andriy Shevchenko segnò tre gol in uno spettacolare 4-4, lasciando presagire i contorni del campione che si sarebbe poi consacrato.
Oggi, di fronte a una Lazio meno competitiva di quella a suo tempo scudettata, la possibilità di stupire è tra i piedi arancioni di Pato. Già, perchè - proprio come gli scarpini sgargianti -, anche il paragone calza.
Prova ne sia la scenetta di mercoledì sera negli studi di Sky. Carlo Ancelotti in collegamento da Catania esamina l’1-1 e il fischietto isterico di De Marco. E all’improvviso Mario Sconcerti si accorge di una stortura: «Certo che se non ci stupiamo del fatto che Pato abbia già segnato cinque gol in otto partite...».
Insomma, due mesi dopo il suo esordio - quello durante il quale era indispensabile commentare e sottolineare ogni stop e ogni passaggio, come si fa coi bimbi - le reti del Papero non fanno più notizia. Gioca, quindi segna. Roba che per un debuttante 18enne alle prese con le difese più tignose del mondo non è esattamente pizza e fichi.
Riguardando le prime otto partite italiane dei maggiori bomber stranieri degli ultimi anni, si nota come meglio di lui abbiano fatto solo due grandissimi come - appunto - Sheva e Ronaldo. Gente da Pallone d’Oro e da centinaia di gol. Il primo nel 1999/00 timbrò il cartellino sette volte, con le perle dell’esordio a Lecce e del tocco di ginocchio nel derby; il secondo sei, nonostante la «prima» senza reti contro il Brescia. Stesso score di Pato invece per Trezeguet, che nelle prime partite in bianconero fu utilizzato ad intermittenza, salvo poi timbrare con Milan e Inter. Differenza non da poco: il francese giungeva a Torino da fresco realizzatore del maledetto golden gol degli Europei, mentre Pato è spuntato a Milanello come un funghetto tutto da scoprire. Se poi si confrontano i suoi inizi con quelli di Ibrahimovic, si scopre che lo svedese nelle prime otto alla Juve mise a segno solo tre gol, due dei quali ininfluenti. E stiamo parlando di Ibracadabra.
Eppure Ancelotti - sotto il sopracciglio sornione - non è ancora soddisfatto, sa che il suo piccolo asso di cuoricini non ha sfoderato tutto il repertorio: «Sta confermando le sue doti realizzative - il commento -, ma non ha ancora mostrato il meglio. Può fare molto di più».
Parole paterne che tirano le briglie agli entusiasmi, simili a quelle dopo Milan-Napoli: «Bravo per il gol, ma ne ha sbagliati altri due». Però è difficile non entusiasmarsi di fronte al ragazzino. Il capolavoro a Firenze, la doppietta con il Genoa e una media voto di 6,56 con le sole «macchie» di Bergamo e Udine fanno sognare. E il basso profilo disarmante che arreda la sua faccia pulita da liceale educato fanno tenerezza. Stesso visino timido e impacciato che mostrava Kakà quattro anni or sono.
Lo stesso Kakà che da giovedì ha prolungato il contratto fino al 2013 a cifre record («ma in Italia c’è chi guadagna di più», ricorda Adriano Galliani) e che prenota il posto di simbolo del Milan: «Voglio entrare nella storia rossonera, imitare Maldini», questo l’auspicio. Kakà che si allena «per essere decisivo contro l’Arsenal», come dice Ancelotti; Kakà che con la Lazio non ci sarà. Come del resto Nesta e Pirlo. Motivo in più per le preoccupazioni di Galliani: «Siamo stanchi, abbiamo giocato più di tutti». Contro i biancocelesti ci sarà però Pato, uno che appena vede la porta, tira. Uno che sembra già unico nel parco attaccanti del Milan. Uno che aspetta solo il battesimo della Champions League. Giusto per dimostrare anche all’Europa che c’è un Papero sulla buona strada per diventare un cigno.

venerdì 22 febbraio 2008

Il dopo Arsenal: Capello, Ancelotti e Flavio Briatore parlano di Pato

Dopo la partita di Champions League ho raccolto un po'di dichiarazioni su Pato.
Ecco Capello:
"Pato mi ha fatto una grande impressione, dal vivo l'avevo visto solo in allenamento e sono rimasto sorpreso. Diventerà un grandissimo giocatore, lo si capisce dalla personalità, dalla velocità, dalla qualità delle giocate che cerca".

Ancelotti:
"Pato ha avuto un crampo, perché si è allenato poco dal 3 febbraio, da quando ha avuto la distorsione alla caviglia. L'ho messo perché volevo sfruttare la sua velocità, considerato che l'Arsenal mantiene la difesa molto alta e non ci è riuscito questo proprio perché da dietro abbiamo faticato".
E Flavio Briatore
"Il Milan credo che abbia adesso la linea di spostarsi sui giovani e credo sia la scelta giusta. L'unico che potrei prendere è Pato perchè, quando sarò in Serie A, tutti gli altri saranno più o meno in pensione. L'unico che posso prendere è Pato, ma anche Kakà. Gli unici due".

sabato 2 febbraio 2008

Lippi: L'attacco del futuro Pato - Balotelli

L'ex selezionatore tecnico della nazionale italiana Marcello Lippi durante un'intervista ha espresso l'opinione secondo cui il milanista Pato e l'interista Balotelli possano rappresentare nel futuro una coppia offensiva ideale.
La speranza addirittura è, sempre nelle parole di Lippi:
"vederli maturati e giocare assieme con la stessa maglia".

Il fatto è che dubito che Galliani abbia in mente di lasciare a Moratti un giocatore come Pato, e dubito anche che Moratti possa lasciare ai cugini milanisti Balotelli, anche se a ben ricordare lasciò anche giocatori come Seedorf e Pirlo che oggi hanno fatto la fortuna del Milan.
Qualcuno legge queste affermazioni come la possibile conferma nel ruolo di sostituto di Ancelotti che Lippi assumerebbe alla fine di questo campionato, ma se è veramente così, è veramente molto difficile esserne sicuri, in ogni caso l'ex tecnico ha dichiarato sempre nell'intervista a Sky
"Sono due giocatori dalle caratteristiche completamente opposte, entrambi hanno pregi unici e distinti, ed entrambi hanno davanti degli enormi margini di miglioramento. Pato spazia per tutto il fronte di attacco, è in possesso di una grande creatività alla quale aggiunge un buona dose di velocità e un ottimo controllo di palla. Balotelli invece è fortissimo fisicamente, è dotato di grande tecnica e fa della difesa del pallone la sua dote migliore. Per quello che ho visto Pato assomiglia molto a Shevchenko, Balotelli invece mi ricorda Ibrahimovic anche se in alcuni frangenti è decisamente meno geniale dello svedese."

Come abbia fatto a vedere qualcosa di Ibra in Balotelli non sappiamo, poteri soprannaturali di un tecnico campione del mondo, ci inchiniamo alla grande esperienza di calcio, ma rimaniamo perplessi riguardo questo paragone.
"Pato preferisce lo scambio, l'1-2 con il compagno finalizzato al recupero del pallone. Balotelli mi sembra più propenso al gioco di squadra, è bravo a difendere la palla ed è molto abile nel gioco di sponda. Direi che Balotelli è quindi più al servizio della squadra. Sono entrambi giocatori tosti. Nessuno di loro disdegna il contatto fisico e mostrano una buona propensione alla contrasto anche in fase difensiva. A mio avviso in questo campo sono praticamente alla pari. Dal punto di vista tecnico è una bella lotta, e a mio avviso anche qui la sfida finisce in parità."

Anche qui siamo perplessi, davvero si può parlare di una sostanziale parità dal punto di vista tecnico fra i due giocatori? Ditemi voi! Lasciate un commento a questo post, non posso credere di essere l'unico a cui queste parole sembrino poco ... sensate. Ancora Lippi:
"se c'è spazio non c'è storia, la velocità di Pato è devastante, specie se unita al micidiale tiro di cui è dotato il brasiliano. Senso della posizione: diversa ma importante in entrambi. Pato cerca le zone aperte. Balotelli invece gioca con la squadra, aspetta di fare la sponda e di difendere la palla al limite dell'area. Sono due giocatori spettacolari. Sono giovani e non hanno paura di rischiare. Pato ha una buona elevazione e una buona attitudine al gioco di testa, ma in questo caso la potenza e l'altezza dell'italiano lo favoriscono nel confronto. Non ho visto molto Balotelli, ma per il momento mi sento di dire che l'esplosività di Pato mi ha davvero colpito. Il brasiliano può tirare senza preavviso e con violenza da ogni posizione".

Almeno su questo siamo d'accordo, il tiro di Pato per rapidità di esecuzione ed efficacia non ha paragoni; Lippi conclude:
"sono due ragazzi con i piedi per terra e tanta voglia di fare. Balotelli è abituato al calcio italiano, sa come gestirsi ma anche Pato mi ha sorpreso. Il diciottenne ha gestito al meglio una grande pressione mediatica e questo senza dubbio lo aiuterà in futuro".

E voi cosa ne pensate meglio Pato o Balotelli? Lasciate un messaggio nei commenti qui sotto e ditemi la vostra!

lunedì 28 gennaio 2008

Commenti post-gara contro il Genoa

Attenzione maneggiare con cura!
Leggiamo subito nuovi titoli trionfalistici e non vorremmo ricadere nel giochino mediatico, fenomeno bidone, quindi attenzione ai giudizi.
Non possiamo certo negare che l'aria di San Siro, e l'affetto dei tifosi rossoneri abbia fatto bene al papero, che non solo ha realizzato la sua prima doppietta ma ha anche fornito una prestazione continua e di grande livello, rendendosi più volte protagonista e pericoloso. (video sintesi Milan Genoa 2-0 stagione 2007/2008)
Grande velocità, resistenza allo sforzo, peronalità tutte doti che messe l servizio del tecnico Ancelotti e del Milan hanno permesso di superare il Genoa e rilanciare la rincorsa alla qualificazione alla prossima Champions League con il sorpasso in classifica su Atalanta, Palermo e Genoa.
Il Genoa non regge, perde campo sotto la pressione di tutta la squadra avversaria e cede alla distanza con un passivo finale che poteva in realtà risultare anche più rotondo.
Visto che siamo in periodo di sigle potremo dire che Ancelotti tenta lo schieramento a tridente KaPaSe Kakà Pato, con appena più arretrato Seedorf a suggerire dietro le due punte,
con buoni risultati.
Dichiarazioni di rito e molto compassate, Pato:
"Sono molto contento che il Milan abbia vinto la partita giocando alla grande, è stato difficile ma io sono stato tranquillo e ho segnato. Io faccio parlare il mister per me, io parlo in campo. Io gioco e basta, non penso alla tattica. Il campionato italiano è molto difficile, io sto giocando con tanti fenomeni. E io così sono tranquillo e miglioro sempre"

"'Dedico i gol a mio fratello e alla mia fidanzata che era allo stadio. Ho sbagliato due gol incredibili, ma i miei compagni mi hanno tranquillizzato."
Carlo Ancelotti:
"Ha tanta qualità. Ha sbloccato il risultato. È un ragazzo giovane può capitare che non abbia la freddezza e la lucidità che sono dettati dall’esperienza, ma ha qualità. Nel primo tempo abbiamo giocato non bene, con molta lentezza, poca profondità. Nel secondo abbiamo aumentato il ritmo. È stato importante il cambio di marcia tra il primo e secondo tempo. Oggi abbiamo evidenziato gli stessi limiti nel primo tempo e maggiore incisività nel secondo, con più inserimento da parte dei centrocampisti. Con un centrocampista in meno, però, rischiamo qualcosa in più. È la prima volta che giochiamo con Pato unica punta anche se a lui piace partire da lontano."
Sempre Carlo Ancelotti ad altri microfoni:
"Pato sta facendo cio' che ci aspettavamo. È giovane, a volte manca di freddezza ma si presenta spesso al tiro".

giovedì 17 gennaio 2008

Gli avversari cominciano a temere Pato

Antonio Floro Flores, protagonista della prestazione dell'Udinese in Coppa Italia e realizzatore della segnatura che ne ha garantito la vittoria parla della partita di domenica, quando al Friuli è previsto l'arrivo del Milan e del talento brasiliano.
Traspare una certa apprensione nelle sue parole, l'effetto Pato comincia a manifestare i suoi effetti anche negli avversari.
"Purtroppo contro il Napoli ha fatto bene… spero che stia un po’ tranquillo, perchè il giocatore che ho visto domenica sera è davvero impressionante”

mercoledì 16 gennaio 2008

Careca commenta Ancelotti

Parole pesanti quelle dette dal ex campione del Napoli Careca, che Ancelotti aveva accostato in base a carateristiche tecniche a Pato.
"Concordo col giudizio e soprattutto ne sono orgoglioso, Ancelotti è stato un ottimo calciatore, sa di cosa sta parlando. Pato e' molto veloce: decide cosa fare in una frazione di secondo, vede bene la porta, ha tanta voglia di vincere. E poi ha anche il 7 di maglia come me al Napoli, dove il 9 era Giordano e il 10 Diego..."