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venerdì 28 marzo 2008

Il mondo incorona Pato il nuovo Pelè

Il Brasile e il mondo tutti cantano inni per il talento di Pato, e come al solito, i giornalisti infiocchettano gli articoli con paragoni scomodi che alla prossima partita non eccellente, e non dico partita sbagliata ma solo non eccellente, saranno usati come armi contro quello stesso giocatore che ora è condotto sul carro del trionfo.
Speriamo che Alexandre non cada nel giochetto, mi ricordo che un giovane brasiliano arrivato qualche anno fa proprio a Milano e che aveva raggiunto la considerazione tale da essere indicato come il migliore centravanti del mondo e detto "l'imperatore di Milano", è uscito con le ossa rotte dalla centrifuga mediatica che gli si è rivoltata contro e non riesce più, purtroppo, a tornare ai suoi livelli.
A Pato auguriamo migliore sorte, ci uniamo ai canti di lode, e qui raccogliamo un po'delle reazioni comparse sulla stampa dopo la prestazione con il Brasile contro la Svezia.

Sono molto contento di essere sceso in campo ieri per la prima volta con la maglia della mia nazionale, visto che l`altra volta a causa del mio inforunio ho dovuto rinunciare alla convocazione. Sull'episodio del gol, ho visto la palla dietro di me e ho notato che il portiere era uscito, ho tirato e per fortuna la palla è entrata.

Fortuna o no, il suo exploit gli è valso un paragone particolarmente prestigioso, forse il più pesante per un brasiliano. "L'essere accostato a Pelè, che segnò nella finale del 1958 contro la Svezia, mi rende felice. Lui per me è un idolo, un fenomeno. In questo momento la mia carriera va bene e devo lavorare tanto per proseguire la mia avventura con la nazionale brasiliana. Sono molto contento per i complimenti che ho ricevuto da tante persone che mi dimostrano il loro affetto. Appena terminata la partita, sono entrato negli spogliatoi e ho telefonato subito a mio padre e a mia madre che erano molto felici per me".

Un impulso infantile, umano più che altro. Perchè Pato è un ragazzo appena maggiorenne, nonostante quanto fatto finora e il ruolo che si è subito ritagliato nell'entourage milanista. Definirla leadership sarebbe esagerato, certo è che a sentirlo parlare tutto si direbbe tranne che è appena atterrato sul pianeta rossonero. Extraterrestre sì (ben piu` dello stanco Rivaldo rossonero), ma già calato a dovere nella nuova realtà.
"Tornare a giocare all'Emirates Stadium, dove ho incontrato con il Milan l`Arsenal, mi ha reso un po' triste per il ricordo dell`eliminazione dalla Champions, ma mi ha fatto piacere avere vinto con la mia nazionale in quello stesso stadio. Adesso in campionato dobbiamo raggiungere l'obiettivo quarto posto, in modo da poter disputare di nuovo la Champions il prossimo anno".

Datasport.it
Un debutto da fenomeno.
L’esordio con gol di Alexandre Pato con la maglia del Brasile è di quelli che non si dimenticano.

Il 18enne attaccante del Milan, che è andato a segno ieri dopo appena 12 minuti nell’amichevole contro la Svezia a Londra (1-0), viene già paragonato ai più grandi della storia del calcio brasiliano. «I miei genitori mi hanno chiamato in lacrime dopo la partita», ha raccontato Pato dopo il match. «Anche io ero emozionato, tutto quello che raccolgo nella mia vita lo devo a loro, per come mi sono stati vicini e per l’educazione che mi hanno dato».

Il baby-fenomeno, in Nazionale come con la maglia del Milan, sembra essersi già abituato alla luce dei riflettori. Solo debutti in grande stile, vedi quello a San Siro contro il Napoli. Impossibile nascondersi, per uno pagato 22 milioni di euro quando era ancora minorenne.
La stampa brasiliana si è ovviamente scatenata: «Il debutto di una stella», ha titolato O Globo, mentre l’Estado di San Paulo ha parlato di «un grande gol che ha assicurato la vittoria al Brasile».

Pato entra così a far parte del ristretto gruppo di giocatori capaci di segnare almeno un gol al debutto con la maglia della nazionale. Un gruppetto che sembra già una garanzia per il suo futuro: ne fanno parte infatti Pelè, Zico, Rivaldo e Ronaldinho.

«Ma prima di diventare un fenomeno come loro avrò bisogno di molto tempo», confessa quasi imbarazzato il 18enne rossonero. Il ct Carlos Dunga sa di avere un asso nella manica in vista delle Olimpiadi di Pechino.

da La Stampa.it
Alexandre Pato è l'uomo del giorno in Brasile. Ieri il rossonero è stato decisivo al suo debutto in nazionale contro la Svezia, grazie al gol partita realizzato. E oggi la stampa brasiliana celebra il giovane fenomeno. 'O Globo', giornale di Rio de Janeiro, parla di 'oro puro', alludendo alle potenzialità del giovanissimo attaccante, e auspicando che venga convocato per i Giochi di Pechino e che possa diventare un punto fermo della selezione brasiliana. "L'attaccante dovrà essere titolare a Pechino, se manterrà la giusta umiltà", riporta il giornale sul suo sito internet. 'Folha de San Paulo' invita Dunga a portare Pato ai Giochi perchè "può esserne la stella".

da La Repubblica.it
La partita, di suo, aveva già un sapore speciale: 50° anniversario della finale dei Mondiali del 1958. Brasile-Svezia, allora, rivelò al mondo le magie di un certo Edson Arantes do Nascimiento, 17enne futuro Pelé. Mezzo secolo dopo il predestinato ha le fattezze di un papero, Pato, il cui gol decisivo di ieri a Londra ha solleticato le fantasie della stampa brasiliana.
Globoesporte, ad esempio, non usa troppi giri di parole. "Una prestazione che ricorda gli inizi di Pelé, Zico, Rivaldo e Ronaldinho". Quindi Pato paragonato, nell'ordine, a: il più grande (per molti) calciatore di ogni epoca, colui che è stato definito "Pelé bianco", e poi, per gradire, due Palloni d'Oro. Mica male, insomma. Il quotidiano sportivo brasiliano, inoltre, annota che al 10' del secondo tempo il pubblico dell'Emirates Stadium, forse annoiato dallo spettacolo non esaltante fin lì proposto dalla Seleçao, ha cominciato a gridare "Pato, Pato". Quando l'attaccante del Milan era ancora seduto a scaldare la panchina.
"Pato è stato nettamente più pericoloso di Luis Fabiano nonostante abbia giocato la metà del tempo". Questa l'analisi, più tecnica, di O'Globo, che aggiunge: "Deve andare per forza alle Olimpiadi". Sulla stessa lunghezza d'onda la Folha de S. Paulo, che invita Dunga a portare il Papero a Pechino, perché "può essere la stella dei Giochi". Un plauso speciale, comunque, i giornali lo regalano anche ad Anderson, centrocampista del Manchester United, entrato insieme a Pato e decisivo nel regalargli l'assist del gol.
Ma l'uomo del giorno è sempre lui, il giovanotto che il Milan ha acquistato a suon di milioni (ventidue) dall'Internacional di Porto Alegre. "Pato? Ha giocato una quarantina di partite da professionista, ma è già un grande". Parole e musica di Carlos Dunga dopo la vittoria sulla Svezia. L'occasione ideale per mostrarsi al mondo, come cinquant'anni prima aveva fatto un certo Pelé.

da La Gazzetta.it
E tu cosa ne pensi? Stiamo aspettando i tuoi commenti qui sotto, è semplice e veloce, dai non farti pregare!

martedì 22 gennaio 2008

Il futuro di Pato secondo Giampaolo Ormezzano

Segnaliamo infine un bell'articolo di Giampaolo Ormezzano edito da Famiglia Cristiana
PIÙ AQUILA CHE PAPERO

Alla sua età il grandissimo Pelé prometteva più di quel che dava. Lui sembra già perfetto, veloce e coraggioso. Ed è pure un bravo ragazzo.
Proviamo a scrivere qualcosa di non entusiastico, non encomiastico, non sublimemente ed esclusivamente positivo sul calciatore Alexandre Rodrigues da Silva detto Pato, attaccante brasiliano di 18 anni e mezzo, passato dall’Internacional di Porto Alegre al Milan per 22 milioni di euro, con un compenso annuale, per cinque anni, di 2 milioni di euro, che gol e gioco indicizzeranno verso l’alto. Proviamo, è difficile ma bisogna farlo, per lui che ha il diritto di non patire un’eccessiva zavorra di attese e pretese, per noi che abbiamo il diritto di non essere i primi frastornatori di noi stessi.

Pato ha esordito in campionato contro il Napoli, ha segnato un gol splendido, ha regalato passaggi perfetti, ha insomma giocato benissimo, provvedendo fra l’altro a propiziare il rilancio del redivivo Ronaldo, reduce da incidenti fisici e contorsioni psicologiche, Ronaldo il Fenomeno, di cui si è ovviamente proclamato devoto ammiratore oltre che servitore in campo.

Proviamo a dire che forse Pato non ha davanti uno strepitoso avvenire, per la semplice ragione che frequenta, possiede, gestisce già un grande presente. In altre parole appare – alto 1,79 per 71 chili e ragazzo serio, misurato di modi tanto quanto esplosivo di scatti e aggressività però soltanto calcistica – un giocatore già rifinito, un campione già compiuto. Personalmente ricordiamo Pelé alla sua età: era ancora naïf, elementare, talora anche incerto, era più quel che prometteva di quel che dava, quel che faceva intravedere di quel che ammollava. Pelé è un fonema: vuol dire secondo alcuni, in un vetero dialetto del suo Brasile minerario, "venticello leggero"; in prospettiva un tifone, un uragano, come è stato. Pato vuol dire "papero", da Pato Branco (bianco), il paesello del nostro, che però appare già come un rapace, persino più aquila aggressiva che condor volteggiante.

Pelé aveva dei margini di miglioramento, insomma: Pato sembra non averli, ma nel senso che gioca già perfettamente bene, con normalissima facilità. Saltando quarant’anni, ecco un altro fenomeno, Lionel Messi, argentino del Barcellona: si è imposto proprio alla Pato, tutti hanno detto che sarebbe diventato Maradona; sono passate due stagioni e a 21 anni e mezzo è sempre Messi. Grande, si capisce, ma non – non ancora, e se non ora, quando? – immenso.

Pato è arrivato in Italia con papà e mamma, ha giocato (poco) in amichevole, al primo incontro ufficiale, il 13 gennaio 2008, ha propiziato per il Milan il primo successo casalingo della stagione, 5 a 2 sul Napoli.

Ha rischiato con coraggio un calcio in testa in occasione di un gol di Ronaldo, ha conosciuto le prime rudezze dei nostri difensori, ha eseguito scatti fantastici, forse ha patito, in chiave di prossima inevitabile e positivamente sfruttabile rivalità, il modo con cui Kakà prende possesso di tutto il campo, segnandolo con la sua corsa.

Pato che porta la macchinetta per i denti sorride poco, quasi soltanto alla fidanzata che si chiama Sthefany, ha la sua età, fa la showgirl televisiva in Brasile, cena col suo ragazzino e con tutti i genitori, di lei e di lui, convocabili, per ora tutori, prossimamente procuratori del duo Beckham brasiliano. Flirt, quello fra i due ragazzini, di un biancore esemplare. Il giovanotto nero Pelé sedusse mulatte e nere e come prima moglie si prese una bianca quasi austera, professoressa di tedesco.

A metà fra Pelé non monogamo ma non troppo farfallone e Ronaldo con tutte le sue mogli e amanti, ecco Pato ed ecco Kakà, religiosissimo e approdato vergine al matrimonio: due che sembrano quasi quasi troppo emblematici, didascalici per essere tutti veri.

La colonia brasiliana del Milan – cioè anche Dida, Cafu, Serginho, Emerson, Digao fratello di Kakà e forse decisivo per il sì del fratellissimo a farsi rossonero a vita nel club generoso anche con il baby di famiglia – offre di tutto, sul piano umano e non solo tecnico-agonistico.

Se Pato sarà bene difeso contro la saudade e intanto aiutato a reggere la pressione mediatica, l’opulenza economica, il mondo intero che gli strizza l’occhio, il Milan avrà fatto un altro acquisto del secolo, dopo quello di Kakà (mica avete pensato a quello di Ronaldo?).

giovedì 17 gennaio 2008

Pelè ... protegge Pato

Da Rio de Janeiro, colui che è considerato il più grande calciatore di ogni tempo, O'Rey Pelè invita alla prudenza, ma solo per il bene del suo connazionale:
"... perchè possono fargli male. Ha un potenziale da grande campione, ma qualsiasi previsione sul suo futuro, tipo quella che vincerà il Pallone d'Oro, mi sembra prematura e può fargli male. Frasi del genere lo caricano di responsabilità eccessive. Ha appena iniziato, devono avere pazienza con lui. Inizieranno ad osservarlo sempre di più ed è in quel momento che le cose diventano difficili".

martedì 15 gennaio 2008

Biografia di Alexandre Pato

Alexandre Pato, il cui nome all'anagrafe risulterebbe Alexandre Rodrigues da Silva, nasce il 2 settembre 1989; tira i primi calci al pallone all'età di 3 anni, dedicandosi poi soprattutto al calcio a 5.
Subito le sue capacità divennero famose in tutto lo stato del Brasile meridionale del Paraná. Dopo aver sempre ottenuto riconoscimenti da parte dei dirigenti delle squadre dove militava, appena adolescente si trasferisce a Porto Alegre, Rio Grande do Sul, e si presenta ad un provino per il Gremio, la sua squadra del cuore.
La famiglia preferisce nel 2001, quando Pato è appena undicenne, la proposta dell'Internacional.

Nel 2000, quando Alexandre si sottopone a radiografia per un osso rotto, viene individuato un tumore nel braccio che i medici, si affrettano a rimuovere, per scongiurare ogni possibile degenerazione.

Debutta nel campionato brasiliano , dopo aver aggiornato il proprio ingaggio da 3.000 a 25.000 real, prolungato la durata del contratto fino al 2009 e stabilito una clausola rescissoria di 20 milioni di dollari; segno evidente di quanto credessero in lui i dirigenti della squadra e temessero di poter perdere a poche lire un talento straordinario.

Gioca contro il Palmeiras il 26 novembre 2006 e, come gli accadrà in quasi tutti i suoi esordi futuri, fino anche alla partita del 13 gennaio 2008 con il Milan, segnerà una rete e darà vita ad una prestazione superlativa.
Viene convocato per la semifinale del Mondiale per club che vincerà con l'Internacional, contro l'Al-Ahly e realizzando una rete in questo incontro batte il record di Pelè quale più giovane realizzatore della storia in una competizione ufficiale FIFA (17 anni e 102 giorni, contro i 17 anni e 239 di "O Rey" nel Mondiale '58 contro il Galles).
Un bel viatico per l'inizio di una carriera che gli auguriamo luminosa!

Ha adottato il soprannome Alexandre Pato ( "Alex il Papero") in ricordo della città dove è nato Pato Branco che significa "Papero bianco".