Dov'è finito il vero Pato?

Ma la prova incolore contro il Bologna ha invece rilanciato alla grande le perplessità sul piccolo papero, che in quasi due anni da rossonero non è riuscito a mettere a frutto tutta la sua potenzialità
Atteggiamento - Pato, in questo momento, è il giocatore che più preoccupa. Più ancora di Ronaldinho, in un certo senso. Perché è giovane, perché ha davanti a sé tutta una vita calcistica. E perché, soprattutto, è come se tutte le indicazioni che gli vengono trasmesse in settimana vengano poi dimenticate quando, alla domenica, si comincia a fare sul serio. E pensare che l'avvio di Siena, con la doppietta e una prova spettacolare, sembrava l'inizio della stagione della consacrazione.

C'è ancora tempo, ci mancherebbe, perché questo avvenga: ma spesso Pato va come i gamberi, ovvero all'indietro, invece che migliorare. Ed è ciò che è accaduto nelle ultime, deludenti partite. Domenica, Pato ha anche colpito un palo: ma è stato l'unico guizzo di una giornata negativa. Così come non sono certamente passate alla storia le sue prestazioni nel derby, pur dopo un buon avvio, o ancora contro il Livorno e il Marsiglia.
Già lo scorso anno, Pato aveva cominciato malissimo, tanto che Ancelotti lo aveva spedito ben presto in panchina e lì lo aveva lasciato, salvo riscoprirlo nel 2009, con un finale di campionato ad ottimi livelli. Anche Leonardo, in questa fase, sta riflettendo su una possibile alternanza, in attacco, per quanto riguarda il brasiliano. Ma così pensando, sono emerse tutte le incongruenze di una campagna acquisti non solo quantitativamente scarsa, ma anche sbilanciata, per qualche ruolo.
Tutto Sport Martedì 22 Settembre 2009


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